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le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

qui e ora | luglio 2018

Nota a chi legge: questo articolo fa parte della serie “qui e ora”: ogni primo del mese o giù di lì racconto che sto combinando, cosa mi passa per la testa, cosa sogno. A questa pagina trovi il mio qui e ora più recente.

care tappine e cari tappini,
giugno è stato il mese delle strade e delle piazze. Qui a Genova si sono già tenuti tre presidi in nome di #apriteiporti, ho potuto essere solo al primo ma mi tengo informata su ciò che accade e rimango in attesa dei prossimi passi. Il 16 giugno c’è stato il Gay Pride, che ormai qusi nessuno chiama più Gay Pride ma io sì e il perché lo spiega un tizio qui. Ieri c’è stata la manifestazione antifascista del 30 giugno, che ricorda quel giorno del 1960 in cui i fascisti li mandammo via a pedate [cronistoria qui]. Si è cantato Bella ciao, si è preso un caldo da scoppiare e ci si è sentite fiere di appartenere a questo mondo.

In uno dei suoi film meno riusciti, Roberto Benigni a un certo punto fa dire al suo protagonista:

Scegliete, perché la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere!

Mi sto chiedendo quale sia, per me, il senso di scendere in piazza. Io che l’ho fatto di rado, prima. Ne scrivo uno, qui. Credo sia anzitutto terapeutico: da ogni parte leggiamo e vediamo loro che ci raccontano che le nostre famiglie non esistono, che non abbiamo diritto di abitare e lavorare in questo Paese perché la nostra pelle è più scura del limite consentito, che non possiamo pregare perché qualcun altro ha ammazzato persone in nome del nostro dio, che se abbiamo un utero deve essere la nostra priorità. Loro ci sembrano tanti, tantissimi. Lo sono, sì. Siamo tanti anche noi. Scendere in piazza è vedere quanto tanti siamo: ieri, quattromila persone che invece di andare al mare o per negozi, invece di svaccarsi sul divano di fronte a una maratona Netflix, hanno scelto di essere lì, proprio lì, a dire loro che noi esistiamo, e che ne siamo orgoglios*.

E poi?

Ho ripreso una tradizione estiva, se di tradizione si può parlare. A giugno 2016 ero stata a una presentazione di La scuola cattolica di Edoardo Albinati, mi aveva colpito l’idea che stava dietro al romanzo e l’avevo eletto a mia lettura dell’estate. 1294 pagine. Così ho pensato fosse una bella idea, ogni estate scegliere un libro oltre le 1000 pagine e buttarmici a capofitto. L’anno scorso ho più o meno mancato l’appuntamento, il libro più lungo è stato 22/11/63 di Stephen King, che non arriva neppure a 800, e che ho divorato in un paio di settimane. Questo giugno ho ripreso, restando sul filone della scorsa estate: all’Edicolibro ho trovato IT, e come dire no? Ho superato da poco pagina 200. Per il 2019 sto pensando a Infinite jest. Vi farò sapere.

Tornando in tema di politica e civiltà, sto recuperando su Netflix la seconda stagione di Sense8. Ieri sera ho iniziato la puntata finale, che terminerò entro oggi (dura 2h e 31′). Ecco, la seconda stagione di Sense8 e i relativi spiegoni alla Wachowski sono una buona metafora di cosa sta succedendo a questo mondo. Parla di una società che vuole eliminare chi è diverso, e delle persone diverse che rivendicano con orgoglio il fatto di esistere. Merita di essere guardata per mille motivi – lavoro geniale sul testo, ambientazioni spettacolari, cast mitico – e ora aggiungo anche questa. Scegliere di guardare Sense8 può essere anche un atto politico.

Infine, a proposito di persone che non esistono, il 27 luglio esce la nuova stagione di Orange is the new black. Così, per dire.

Ci scriviamo il mese prossimo.

Buon luglio e buona estate, che siano giorni di scelte e di gelato buono e di orgoglio sconfinato.

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Hai detto biscotti? Non ancora, mi servono maggiori info.

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