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le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

qui e ora | gennaio 2018

Nota a chi legge: questo articolo fa parte della serie “qui e ora”: ogni primo del mese o giù di lì racconto che sto combinando, cosa mi passa per la testa, cosa sogno. A questa pagina trovi il mio qui e ora più recente.

elenco delle sette meraviglie che porto con me dal 2017

uno. il tavolo nuovo del soggiorno: un pomeriggio di 362 giorni fa [giorno più, giorno meno] eravamo alla Maison du Monde di Genova, con le speranze ridotte a zero e la rassegnazione al pieghevole Ikea pur di non avere un monolite con superficie in vetro e gambette rotonde plissettate. poi lui, in un angolo. è stato amore a prima vista.

I’m dreaming in the white. #newtable #maisondumonde #table #onthetable #moodofmytable #storiesofmytable #relax #homesweethome

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due. lo yoga. ho fatto la prima pratica in Red Yoga Studio il 20 dicembre 2016. ricordo che sono uscita di lì con le lacrime agli occhi dalla gioia, per aver trovato il mio posto. da allora, una sera a settimana dedico un’ora e mezza a ricomporre i miei bandha e a sudare come un rinoceronte ubriaco. tre giorni fa mi sono slogata un dito cadendo dallo Shirshasana, e ho ripensato a quelle frasi che si sentono dire spesso, sul fatto che finché non ti fai male significa che non ci hai nemmeno provato. ecco, lo yoga mi sta insegnando a provare, provare sempre.

tre. questo blog. sta nascendo lentissimo, con la sindrome dell’impostore che mi perseguita pure in sogno, e l’idea che una come me abbia già visto passare il suo treno, che ormai le cose che avevo da dire ho perso l’occasione di dirle. non so se sia corretto definire questa una seconda occasione, perché è tutto nuovo, tutto diverso. il mezzo è lo stesso, i blog eccetera, ma io sono cambiata. tanto, tanto cambiata.

quattro. kafka. penso che il reading con i linea S del 23 settembre, in cui abbiamo rivisitato La metamorfosi, sia stato uno dei momenti più intensi di tutta la mia vita. abbiamo dedicato settimane, mesi a eviscerare il romanzo originale, a chiederci cosa kafka stesse dicendo a ciascuno di noi, a confessare sileziosamente quel momento in cui ci siamo sentiti come quell’insetto, rifiutati, messi alla porta, con una mela conficcata nel costato e una scopa a batterci sul didietro. non siamo più gli stessi, dopo kafka. sono curiosissima di scoprire cosa saremo, ora.

cinque. le foglie alla parete. le ho appese ieri, dopo che per mesi ho ammirato fotografie su pinterest e instagram di chi ha portato la natura nella propria casa. complice la caduta di un poster, l’ho fatto anch’io. la mattina del 30 sono andata a Villa Imperiale, probabilmente ero l’unica persona in tutto il parco senza cane al seguito, e ho cercato le foglie più adatte alla stanza. ho scoperto che esistono tanti tipi di foglie, che certe possono accartocciarsi dopo essere cadute, e altre no. ho scoperto che ci sono così tante cose che ancora non so, e una vita intera per scoprirle.

sei. la bellezza delle cose semplici. ho comprato per la prima volta un numero di Flow Magazine. ho cucinato dolci che non avevo mai provato, anziché la solita torta margherita vegana e il solito tiramisù allo yogurt. ho invitato persone a cena pensando a come rendere indimenticabile quel momento insieme. ho capito che non si chiamano pulizie, ma accudimento verso la propria casa. ho scoperto il piacere di camminare ascoltando un podcast. ho finalmente visto l’ottava stagione di Dottor House. non ho letto alcun romanzo oltre le mille pagine, ma ho letto più romanzi di quanti potessi sperare. ho visto Grace and Frankie e mi sono inchinata al divino talento di Lily Tomlin. ho cambiato tre quattro volte il mio metodo di bullet journal e forse questa volta ci siamo. ho compilato la mia prima wishlist e la mia prima moodboard. ho ascoltato il mio cuore e la mia pancia come mai prima d’ora.

sette. questa me la tengo per me. è personale, personalissima. riguarda l’impegno, il calore di una candela accesa, due mani che si stringono. è una promessa per il 2018, che un po’ mi fa paura e un po’ mi sembra una passeggiata. penso sia bello e giusto, che ognuno di noi abbia una meraviglia da tenere custodita dentro, anziché shakerata fuori, nell’etere dei social eccetera. questa settima è la mia.

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