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È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

Matrimonio al Camping Lido

Il Camping Lido è una struttura abbandonata a pochi chilometri da Castiglione del Lago, in Umbria. L’ho scoperta in vacanza, e le ho dedicato questa storia.

camping lido castiglione del lago

Un’anziana zia, con l’alito che odora di cipolla, suggerisce alla sposa di togliersi le scarpe, immergere le caviglie nel lago e recitare a bassa voce tre avemarie. Solo così, l’acqua compirà il miracolo.

Allo stesso tavolo tre bambine – quattro, sette e otto anni, fra loro cugine prime – fissano le scarpe della sposa come fossero bignè alla crema. Aspettano che lo faccia davvero, che le tolga ed esca. Ciascuna di loro sa che dovrà essere più veloce delle altre, se vorrà provare la meraviglia di un giro sui tacchi. Nessun’altra donna in quella sala li indossa. A nessuna è stato permesso di apparire più alta della sposa.

Lo sposo, nel frattempo, inala il Negroni sbagliato rovesciato sul bancone, la fronte tenuta ferma dal cerchio superiore del bicchiere. Ancora non lo sa, ma gli si sta formando un tatuaggio proprio in mezzo agli occhi, dalla forma perfetta. Inspira facendo più rumore che può, curioso di scoprire fin dove possa spingersi il gorgoglio dentro al suo naso.

Il ragazzo del bar lo ignora, tutto preso a contare mentalmente le fette di torta rimaste, così da dividersele con le cameriere quando tutto sarà finito. Un’antifona dolce, prima della notte in bianco candeggio e brillantante che li attende.

Il lampadario rotea stroboscopico sulle loro teste, e fa lacrimare da un occhio la madre dello sposo, che si domanda quando anche sua figlia si deciderà a sistemarsi. Il padre della sposa, dal canto suo, pensa che la madre dello sposo abbia due bocce da far resuscitare i morti. Le chiama così, bocce, nella sua testa. Quando sua moglie gli chiede cosa stia fissando così intensamente, lui risponde: il panorama.

Una voce femminile chiede a che ora inizierà il karaoke. La sorella minore della sposa, per l’ennesima volta in poche ore, accontenta una delle damigelle e le lascia accarezzare il pancione. Poi cerca suo figlio con gli occhi, e lo scorge fra due lecci a improvvisarsi portiere. La palla è una lattina di Fanta. Le squadre le ha fatte il figlio del testimone dello sposo, undici anni e quaranta di piede. Ha voluto con sé il bambino grasso e lo spilungone con l’apparecchio acustico. Non riesce ancora a spiegarsi come faccia, un bambino, ad ammalarsi delle malattie dei vecchi.

L’altra sorella della sposa fa il giro dei tavoli, in cerca di due ragazze nubili che vadano su, di nascosto, a fare il letto agli sposi. Nel bagagliaio ha: due chili di pasta integrale, due tubi di schiuma da barba, un campanaccio da mucca e dieci pacchi di coriandoli. È tutto quello che è riuscita a rimediare all’autogrill in fretta e furia. Tranne il campanaccio da mucca. Quello è di suo zio. È molto pesante, c’è solo da incrociare le dita che le doghe del letto lo reggano. Il momento in cui ha dovuto spiegargli a cosa le serviva, lo ricorderà come uno dei più imbarazzanti della sua vita.

Lo sposo alza la testa. Il ragazzo del bar gli guarda la fronte e per poco non scoppia a ridere. Lo sposo si volta all’indietro. Vede la sposa in piedi, appoggiata all’uscio, da sola. Lui la guarda. Lei lo guarda. Lui nota accanto a sé uno sgabello vuoto, lo avvicina, e tamburella quel cerchio di falso legno con la punta delle dita, due volte, piano. La sposa accenna un sorriso e si fa avanti. Si siede. Lei lo guarda. Lui la guarda. Non si dicono una sola parola. Eppure, in quell’istante, in quel silenzio, il mezzo al cicaleccio indescrivibile della festa, si rendono conto di stare avvertendo le stesse, identiche sensazioni. Lo stesso male cane alle piante dei piedi. Lo stesso giramento di testa per aver bevuto a stomaco vuoto più di quanto facciano di solito. La stessa voglia di buttarsi a letto e dormire, dormire dieci, dodici ore, e rimandare la prima notte alle notti seguenti. Lo stesso, inconfessabile pensiero: come farò a sopportare i tuoi parenti? Infine, lo stesso prurito all’anulare sinistro. Esattamente lo stesso.

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