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È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

Le ferite originali

le ferite originali

Ero brava a scuola. Ma tanto. 100/100 alla maturità [classica, ovviamente] e 110/110 con lode alla laurea. Scienze della comunicazione, con genitori e parenti e insegnanti a lamentarsi che ero sprecata, per una facoltà come quella. Potevo fare di meglio. Potevo scegliere di meglio, io.

Che prendessi un otto o un trenta era normale, scontato. Per me non lo era. Li sudavo ogni volta, e faticavo, perché non ero capace di studiare a memoria, io ero una che le cose le voleva capire, voleva entrarci dentro. Ed ero anche una a cui la maggior parte delle materie piacevano. Mi rapivo la testa per scoprire cosa le persone scrivessero, e perché. Questo loro non lo capivano. Non che qualcuno mi aspettasse a casa con la pistola alla tempia, se avessi preso un voto basso, ma solo perché era scontato che un voto basso non lo avrei preso. Perché, pensavano loro, a me i voti alti venivano naturali. Così, quando fallivo [perché capitava, di tanto in tanto], mi sentivo umiliata.

Avrei dato tutta la mia vita per far capire che anche io ero umana, che per me ogni bel voto era una sorpresa di cui essere felice. Invece no. Loro davano per scontato che io fossi la prima in tutto, sempre: era un dogma, e ho imparato a crederci anch’io. Ho vissuto e così vivo tutt’ora, a combattere l’istinto di dover essere la prima della classe, di dover essere la migliore, per forza, perché non c’è altra direzione possibile. Questo istinto mi ha fatto perdere amici, mi ha fatto essere sola, mi ha fatto passare anni a cercare di capire chi cavolo io fossi.

Non so quale sia il mio colore preferito. Non lo so, perché da piccola non ho avuto il tempo di pensarci. Ero troppo occupata a far sì che loro fossero contenti di me.

Questa è la mia ferita originale. La ferita che si desse per scontata la mia capacità, innata e naturale, di essere perfetta. Nessuno ha mai preteso che lo fossi: lo si dava per scontato. Non hai bisogno di pretendere qualcosa, se già esiste. Io ero scontata. Ogni mio successo era scontato. Non c’era niente da festeggiare, di me.

Ancora oggi mi nascondo, molto spesso. Mi comporto da otto in pagella sperando che qualcuno mi faccia un complimento, e che sia un complimento sincero. La mia umanità, non so cosa sia. Non so com’è fatta. Ho paura che loro la vedano e ci rimangano male. Ho paura che mi vedano e che non gli piaccia. Darei tutta la mia vita, perché non ci rimangano male. Perché io. sono. perfetta.

Ci sono due buoni ragioni per leggere Le ferite originali di Eleonora C. Caruso. Primo: è una bella esperienza di lettura. Bella nel senso che è un libro ricco, pieno di vita, con un uso magistrale delle parole, un’ambientazione che parla e respira [Milano], e personaggi completi, anche i più marginali. È un libro vivo e umano, ce ne sono pochi, così.

Secondo: è un libro che scava dentro, se lo lasci entrare. Il primo capitolo è un dolore fisico che noi donne, molte di noi, abbiamo provato almeno una volta, e leggendolo lo riviviamo in noi. Ti penetra, letteralmente. I personaggi sono così vivi e umani che mi sento parte di loro, una di loro. Potrebbero essere la mia vicina di banco, tuo zio, il tizio che era di fronte a te ieri sera, alla cassa del supermercato, e in mezzo ci sono anch’io, con la mia ferita originale. Questa che vi ho raccontato.

Il libro
Le ferite originali
di Eleonora C. Caruso
Editore Mondadori
Anno 2018
360 pagine
Puoi acquistarlo qui.
Qui invece trovi una mia recensione pubblicata su Mangialibri.

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Hai detto biscotti? Non ancora, mi servono maggiori info.

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