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È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

La ragazza dello Sputnik, Haruki Murakami

Qui è dove racconto La ragazza dello Sputnik, romanzo d’amore lesbico scritto da Haruki Murakami: leggetelo, e non guarderete più una ruota panoramica con gli stessi occhi.

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Photo by Atik sulianami on Unsplash

Intro: ricordo quando uscì 1Q84 e non si parlava d’altro. In generale, quando di qualcosa “non si parla d’altro” io mi defilo, sono fatta così. Ho scoperto Murakami qualche anno dopo, struggendo d’amore per Kafka sulla spiaggia. Di recente è toccato a La ragazza dello Sputnik, romanzo arrivato in Italia nel 2013 e che racconta l’infatuazione di Sumire, giovanissima aspirante scrittrice, nei confronti Myu, sofisticata e molto più grande di lei. Leggendolo, ho colto nella personaggia di Sumire un mio certo modo di intendere la vita e di rapportarmi alla persona che desidero diventare. Mi ha insegnato molto, questo romanzo. Qui di seguito trovate una sintesi della recensione che ho scritto per il blog di Arcigay Genova.

A dirla in parole povere, esistono due modi distinti di amare. C’è l’amore desiderato, quello che a undici anni ti porta a scrivere il suo nome sul diario con un pennarello blu, e a tempestarlo tutt’intorno di cuoricini a pennarello rosso, che rimarresti ore a contemplarlo. Poi c’è l’amore agito, quello più adulto, il cui oggetto diventa persona in tutta la sua carnalità, è l’amore intenzionale.

Ci sono persone che per buona parte della loro vita desiderano l’amore senza agirlo. Per capirlo bisogna fare un passo indietro. Sumire non solo respinge l’amore intenzionale, ma respinge allo stesso modo la sua vita. Ha ventidue anni e desidera fare la scrittrice. In nome di questo desiderio ha abbandonato gli studi, non cerca un lavoro e vive grazie all’aiuto economico del padre. In questa vita indipendente che ha scelto, Sumire dorme molto, mangia male e scrive poco. La scrittura è la risposta a un bisogno primordiale, come dormire e respirare, ma manca di intenzione. Sumire desidera diventare scrittrice, ma non sa agire questo desiderio. Si ripete ogni giorno che è la cosa più importante della sua vita, ma nulla nelle sue azioni lo lascia intendere. Se lo ripete ogni giorno, come un nome scritto in pennarello blu su un diario, contornato da cuoricini rossi, guarda il suo desiderio e tanto le basta.

Quando Sumire incontra Myu per la prima volta, non si era mai posta il problema di quale genere la attraesse. L’amore e il sesso non rientravano nei suoi piani, è troppo concentrata sul suo desiderio per impegnarsi in relazioni sociali. Myu è una donna più grande, una professionista affermata che ha girato il mondo, intenditrice di vini europei e musica classica. La incanta con un eloquio adulto, maturo. Ha un marito con cui fa vita separata e un disperato bisogno di un’assistente. Sumire impiega poche ore appena, per traslare il suo desiderio dalla scrittura a Myu.

Sumire ribattezza Myu “la mia ragazza dello Sputnik” a seguito di un lapsus nella loro prima chiacchierata. Lo Sputnik è esemplare, per distinguere tra un desiderio e un desiderio agito. Tra chi ammira la luna al riparo del proprio scatolotto metallico, e chi scende posandovi sopra un piede. L’amore trova compimento solo quando diventa tattile.

Ricordo una mia compagna di scuola che disse, di un ragazzo che le piaceva: spero non scopra mai quanto bene gli voglio. Quando scrivi il suo nome sul diario con un pennarello blu, tempestandolo tutt’intorno di cuoricini rossi, tu credi di amare, ma stai solo fluttuando attorno alla sua orbita, rimanendo ben al sicuro nella tua. Il desiderio dell’amore si confonde con l’amore stesso. Contemplare la luna da lontano ti basta, anzi, è più di quanto tu possa sperare.

Il libro
La ragazza dello Sputnik,
di Haruki Murakami, tradotto in italiano da Giorgio Amitrano
Editore Einaudi
Anno 2013
224 pagine
Puoi acquistarlo qui.
Qui trovi la mia recensione sul sito di Arcigay Genova.

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