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le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

La polvere

Questa poesia è ispirata a una persona reale, che dedica molto del suo tempo a pulire e togliere la polvere, rendendo questo comportamento una vera e propria ossessione. Ne scrivo per esorcizzare il timore di esserne ossessionata a mia volta.

Non sopportava la polvere.
Se la sentiva strofinare sulle mani
ogni sera
appena la chiave sgusciava dalla serratura
e si lavava le mani
per quattro minuti
finché l’ultimo granello era
sterminato
dal sapone alla vaniglia.

Non sopportava la polvere.
Non sopportava la polvere di fuori
e non apriva le finestre, mai
in bagno teneva una ventola
non la usava, mai
ma la polvere entrava lo stesso
ostinata
strattonava i tubi di scarico
fino a salire su,
su dal lavandino e dalla vasca
su dal bidet e su dall’acqua
del water, risaliva
come un salmone.

Non sopportava la polvere che entrava
entrava dallo spiffero del davanzale
entrava dagli sbuffi nel citofono
entrava dal postino
entrava dalle buste gialle
nella cassetta della posta e da lì in casa
e non sapeva come scrollarla via
da lì, la polvere,
entrava dalle scarpe delle persone che invitava a cena
tante, spesso,
le piaceva
ma portavano polvere.

La polvere entrava e non usciva
era implacabile
e accumulava stracci
senza lavarli,
li cambiava ogni volta,
i più nuovi, i più costosi,
perché né anticalcare
né ammorbidente
niente era così forte da
uccidere
la polvere.

Non sopportava la polvere che stava
nei vestiti che indossava uscendo
e che rientrando si toglieva sulla porta
li toglieva tutti
toglieva tutto
pregando che nessuno la vedesse
e infilava tutto in un sacco e in lavatrice
ma nemmeno così, la polvere
stava fuori.

Ogni giorno puliva l’armadio
puliva ogni gruccia
e su ogni gruccia un foglio
pantaloni blu, martedì, estate
maglietta bianca, sabato, primavera / estate
giacca nera, Natale
camicia azzurra, domenica, estate

Poi, l’irreparabile:
in ospedale,
luogo senza polvere,
così senza polvere che non se ne voleva più andare,
ma poi guarì
e se ne andò
e tornò
e aprì la porta
sgusciò la chiave dalla serratura
tolse i vestiti,
tutti,
li mise nel sacco e in lavatrice
mosse un passo
e camminò
e sentì, granello a granello,
le piante dei piedi
curvarsi
al pavimento spesso
era lì che l’aspettava
l’ha aspettata tutto quel tempo
la sua,
detestabile,
polvere.

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