Menu

le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

La mia routine del mattino

Qui è dove descrivo la mia routine del mattino, un percorso che ho costruito nel tempo e che mi porta a dedicare la prima ora di ogni giornata all’attività che amo di più.

morning book bed cup

Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Care tappine e tappini,
qual è il vostro momento preferito della giornata? Sapreste identificarlo?

A me è successo per la prima volta qualche anno fa, ero a cena con amici e parlavano di come la notte sia per loro fonte di ispirazione, che le idee migliori arrivino in quell’insonnia cercata a leggere, camminare, fare qualunque attività che rimandi il sonno il più possibile. Io ho pensato che no.

Che a mezzanotte mi cala la palpebra come Cenerentola. Che una mattina avevo un treno alle 6 da Genova a Roma, a quei tempi abitavo in un punto della città leggermente più distante dalla stazione e dovevo per forza prendere l’autobus, la prima corsa del mattino, alle 5 o qualcosa del genere, e quel tragitto da casa alla fermata, la via totalmente [totalmente!] deserta, i lampioni accesi, ho camminato qualche passo in mezzo alla strada e mi sono sentita infinita.

In quel momento ho invidiato una mia compagna di università, ricordo che raccontava di come si svegliasse da sola alle 4/4 e mezza, valli a capire certi fusi circadiani, e allora si metteva a stirare o a studiare, ed era il momento della giornata che le rendeva di più.

Io credo di esserci nata, mattiniera. Anche se sono nata alle 6 di sera. Per me svegliarmi alle 9 è come per una persona qualunque svegliarsi alle 2 del pomeriggio. Mi sembra di aver sprecato già un bel pezzo della giornata, il migliore, quello che così bello non torna più.

Ricordo quando ero una sottospecie di freelance, arrivavo in redazione alle 9 dopo aver lavorato già un paio d’ore da casa. Sentivo che erano i momenti in cui le parole fluivano meglio.

Nel tempo ho sperimentato diverse forme di morning routine. Perché sì, questa cosa ha un nome, e si regge su strategie codificate di cui la più celebre è la Miracle Morning di Hal Elrod, che consiste nello svolgere una serie di attività, rigidamente temporizzate, nella prima ora in cui si è svegli.

Informandomi un po’ sui suoi benefici, ho letto che un viatico per il nirvana personale è passare la prima ora di ogni giornata facendo la cosa che si ama di più. Ringrazio soprattutto Silvio Gulizia, che senza saperlo mi ha offerto lo spunto che cercavo.

Ho sperimentato un po’ di tutto, per costruire una routine che sentissi davvero mia: leggere, tenere un diario, lavorare al pc, controllare le email, fare yoga, il 7 minute workout. Ho provato un’unica attività o ad alternare diverse azioni. Finché, qualche mese fa, ho avuto un meltdown. Ero arrivata a chiedermi se questa cosa del mattino non fosse un’ossessione, più che un beneficio. Credo che il rischio ci sia, soprattutto quando leggi della marea di guru che grazie alla routine del mattino hanno trovato il modo per cambiare il mondo, mentre il mio massimo beneficio era… eh, non so cosa fosse. So che mi faceva stare bene. Così ho fatto un’altra di quelle cose che insegnano i guru di cui sopra: mi sono ascoltata.

Questa è la mia routine del mattino, a oggi, 24 agosto 2018.

Ore 6:02, sveglia. La tengo in un’altra stanza, così devo per forza alzarmi per spegnerla e non cado nella tentazione dello snooze.

Ho davanti a me un’intera ora di casa silenziosa, e svegliarmi così presto mi aiuta a percepire il ritmo delle stagioni, del sorgere del sole. Sono stata in vacanza un paio di settimane, ad agosto. Prima della partenza, alle 6 la casa era già luminosa. Ora è tutto buio, il sole sorge intorno alle 6.30.

Mi concentro su un’unica attività, in questa prima ora tutta mia. Un’attività statica, silenziosa, che mi abbracci un pochino e aiuti a risvegliarmi lentamente e del tutto. L’attività fisica non dà il suo meglio, per me, in questo orario. Così siedo sul divano e leggo. Appoggio i piedi sulla fitball e li muovo pianino, avanti e indietro. Se occorre mi faccio luce con la torcia del cellulare [libro di carta] oppure imposto la luminosità sul 2% [Kobo]. Accanto a me ho taccuino e matita, se ho bisogno di sottolineare qualcosa e prendere appunti.

Ore 7:02, sveglio il resto della casa. Preparo un bicchiere di acqua calda e succo di limone, accendo la radio, lavo i piatti della sera prima oppure li tolgo dall’acquaio se l’ho già fatto. Mi piace iniziare la giornata con un piccolo atto di cura verso la mia casa. Inoltre mi piace fare colazione in salotto, con lentezza, solo il venerdì mi regalo una brioche al bar per ringraziarmi della settimana appena trascorsa, e di tutto ciò che di buono e bello sono riuscita a costruire. Perché per quanto le cose possano essere andate storte, qualcosa di bello e buono c’è sempre.

Ore 8, il giornale radio mi avverte che devo sbrigarmi per uscire. Da casa all’ufficio impiego circa 30 minuti a piedi, se scelgo il tragitto più breve. Lo percorro ascoltando un podcast.

In questi giorni è Moby Dick, letto alla trasmissione di Radio Tre Ad alta voce. Cerco di essere piuttosto eclettica, è un mondo che amo esplorare. Cerco anche di ascoltare regolarmente podcast in inglese, lo trovo un metodo utilissimo per allenare il mio orecchio. [se conoscete qualche podcast interessante, me lo fate sapere?]

La newsletter di Good Morning Italia, che mi arriva grazie all’abbonamento a Internazionale, la leggo a casa oppure appena arrivata in ufficio. È una lettura più rapida e distratta di quanto vorrei, ma è utile per avere un’idea di cosa è accaduto ieri, di cosa accadrà domani.

Sapere che ho tutte queste belle esperienze da vivere prima delle 9 del mattino mi fa spegnere la sveglia felice, il più delle volte. Mi capita molto di rado di arrivare in ufficio con lo sbadiglio cronico, l’astinenza da caffeina e con l’umore sotto le scarpe. Perché la mia giornata è già iniziata nel modo più bello possibile.

Vi racconto tutto questo perché sento che è la mia misura, in questo momento della mia vita. Se domani cambierà, saprò accogliere il cambiamento. Forse.

Lascia un commento

Hai detto biscotti? Non ancora, mi servono maggiori info.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi