Menu

le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

Feticismi, prima puntata: È complicato

Care tappine e cari tappini,
ho pensato a una nuova rubrica, che metta insieme un pezzetto di ciò che amo. Fin da ragazzina ho la passione per un certo genere di storie, potremmo definirle commedie romantiche, anche se il mio feticcio si limita a pochi e ben precisi elementi.

Mi spiego meglio. C’è modo e modo, di intessere una commedia romantica. Ci approcciamo a quelle storie sapendo che nel 99% dei casi finiranno bene, anzi lo pretendiamo, che finiscano bene. Chiediamo loro di farci staccare da questa vita, che non sempre va come vorremmo, e di immergerci in una vita altra dove sognare e stare bene, punto e basta, almeno un’oretta o due.

Solo che nel mondo ci dobbiamo tornare, a un certo punto, e può succedere qualcosa di simile a quando ci ubriachiamo con vino scadente: l’effetto a breve termine funziona, andiamo su di giri e siamo felici, ma l’indomani sentiamo la bocca amara, e ci ripromettiamo che quella marca di bottiglia non la ordineremo più, mai più. Con le storie avviene lo stesso. Se la commedia romantica non era granché, se non ha aggiunto nulla di nuovo a ciò che già sapevamo, quello stare bene diventerà amarognolo. Potevamo ubriacarci con un vino buono, se avessimo scelto con cura. Un vino che fa venire voglia di berne ancora.

In questa rubrica voglio esplorare quello che per me è il vino buono delle commedie romantiche. Storie che centrano il punto. Che possiamo approcciare due, tre, dieci volte e in ciascuna sentirci rivelare qualcosa di inedito.

Questo è il mio feticcio, prima puntata. Netflix mi conosce davvero bene, se me lo ha proposto come titolo che potrebbe interessarmi. Come si fa a dire no a Nancy Meyers?

È complicato parla di cosa tiene insieme un rapporto. Di cosa significhi appartenersi quando si è una coppia, ma anche quando non lo si è più. Qualcosa che va oltre l’amore e che in qualche modo lo rende più completo.

Le commedie romantiche si concentrano di regola sul prima. Sull’arco temporale tra il primo incontro e il primo bacio, e poi via ai titoli di coda. Oppure si concentrano su un dopo che sconfina in un prima, un amore finito male e un nuovo incontro e così via.

Poche storie affrontano il durante. Il durante arriva quando non c’è più nulla per cui commuoversi, le farfalle nello stomaco hanno smesso di sfarfallare; è quella lunga, imperfetta fase della vita insieme fatta di spazzatura da buttare e litigate e sere in cui si ha troppo sonno per il bacio della buonanotte. Il durante non fa sognare, perché non ha più nulla da dire.

O forse sì?

È complicato ha il pregio di mettere insieme un prima, un durante e un dopo. Lo fa partendo da uno dei cliché più antichi del mondo: donna di mezz’età ancora innamorata del suo ex, che l’ha lasciata per una più giovane, ma anche corteggiata da un bel cavaliere, conosciuto da poco e per caso. Metà di noi farà il tifo per l’ex, l’altra metà per il cavaliere.

La donna è Jane, Meryl Streep. L’ex è Jake, Alec Baldwin. Il cavaliere è Adam, Steve Martin. Jane e Jake si ritrovano dopo dieci anni dalla separazione e il sesso tra loro è pazzesco, ancora più di prima, è pura chimica, come se non si fossero mai lasciati. Jake ha però sposato quella più giovane, e stanno cercando di avere un figlio. Jake, chimica a parte, è ancora l’uomo di cui Jane si è innamorata, ma anche l’uomo di cui Jane non ha voluto più sapere.

Adam, dal canto suo, è talmente perfetto che ti chiedi con che coraggio la moglie lo abbia lasciato. Un uomo piacevole, normale, non di quelli a cui salteresti addosso nel bagno di un locale, ci vuole fino al terzo appuntamento per capire quanto la faccia ridere. Da lì, una volta abbassate le difese che ha eretto per non soffrire più, si rivela dirompente come un’acqua cheta in grado di rompere qualsiasi argine.

In apparenza può sembrare l’ennesimo film su una donna che deve scegliere tra due uomini, ma non è così. È piuttosto un film su una donna che vuole scegliere che tipo di amore desidera, che tipo di amore pensa di meritare.

L’autentico [SPOILER!] del film non è rivelare con chi starà Jane ai titoli di coda, ma comprendere che Jane farà anzitutto una scelta per se stessa. Perché da un rapporto di coppia possiamo chiedere tre cose: che sia un rapporto che duri; un rapporto che duri e funzioni; un rapporto che non solo duri e funzioni, ma che vada fottut*mente alla grande.

Quando Jake si chiude a chiave in bagno per avere un po’ di privacy dalla giovane, bella e gelosissima moglie, e in nome del quieto vivere spera che lei non se ne accorga, è segno che il loro è un matrimonio che dura.

Quando Jake, al termine di una serata romantica e prima di tornare a casa, si preoccupa di riparare una lampadina nel corridoio di Jane, significa che il loro rapporto dura e funziona, e che nonostante tutto ci sarà sempre un filo a tenerli legati.

Ciò che Jane desidera più di tutto dalla vita è però un rapporto che vada fottut*mente alla grande, un uomo con cui fumare marijuana in auto, con cui ballare davanti a perfetti estranei e con cui impastare croissant alle due del mattino. Perché se lo merita, perché è un suo sacrosanto diritto.

Storie come È complicato sono un augurio. L’augurio di lottare per vivere qualcosa di anche solo lontanamente simile, perché ce lo meritiamo, perché è un nostro sacrosanto diritto.

Vi lascio così, in loro compagnia.

È complicato (It’s complicated)

un film di Nancy Meyers con Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin.

Stati Uniti, 2009, 120 minuti.

Lascia un commento

Hai detto biscotti? Non ancora, mi servono maggiori info.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi