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le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

Non ditelo a John Cage / che il silenzio mi fa paura

Questa poesia è nata un pomeriggio sugli scalini di piazza De Ferrari, a Genova, mentre leggevo un libriccino di John Cage sul senso del silenzio e della musica.

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Disposofobia

Sottotitolo: elenco delle cose che troverò in soffitta quando tu più non sarai). Questa poesia è ispirata a mia nonna, che nella vita ha accumulato molti oggetti, e un giorno mi ha spiegato che esiste un termine clicnico per questo tipo di azione.

Quanto pesa una soffitta?
Quanto può reggere
prima di cadere?
Quante cose posso metterci,
là sopra?

Quanto sarebbe pericolosa,
se precipitasse addosso a:
due piani di case
un giardino con il dondolo
un garage senza macchine
un cancello con la chiave
una pianta senza foglie?

Svuoteremo tutto
quando tu più non sarai.
Lo sappiamo, tu lo sai
ma non lo fai,
non vuoi
(non puoi?).
C’è una parola difficile
e anche un programma in tivù
per raccontare le persone come te.

Un sabato che pioveva forte
mi hai fatto vedere tutto
e ho invidiato l’antiquario
che certe cose le sa amare
di un amore carnale.

Lampadari rotti, sbocconcellati
tappi senza bottiglie e bottiglie senza tappi
la mia culla, che sotto strati di vernice bianca
c’ero io.

Il tuo abito da sposa
quello di tua madre
quello di tua nonna.
Un’antica bilancia da negozio
di quelle con i due piatti e i pesini
(ci giocavo spesso, da piccola).
Un libro di geografia
con un capitolo sulla Prussia.

Quel grosso armadio con lo specchio,
che ora è vuoto,
ma ricordo era pieno di giochi da tavolo:
le magie del mago Silvan
il Master Mind con la scatola viola
un gioco dell’oca che invece dell’oca aveva le Barbie
teste coronate, e Ken al centro della plancia
e la Barbie più bella vestita
diventava reginetta del ballo.
Io perdevo sempre.
Topolini a decine, con la carta ingiallita
e manciate di Puffi da mensola.
Una maschera di Chewbecca
e una da Biancaneve.
Un passeggino senza una rotella.

Tutte le tue pagelle
– cultura fascista: nove; condotta: dieci; economia domestica: otto –
facevo finta che erano mie
le portavo a scuola come cimeli
e la maestra mi dava un bel voto
perché avevo i parenti previdenti
che non buttano via
nemmeno le carte dei regali di Natale
che non si sa mai
che il retro venga bene
per la lista della spesa.

Da piccoli guardavamo i treni passare

Questa poesia mi ricorda un’attività che io e i miei compagni delle medie facevamo spesso: andare alla stazione, guardare i treni passare, premere una monetina sotto le loro ruote.

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La polvere

Questa poesia è ispirata a una persona reale, che dedica molto del suo tempo a pulire e togliere la polvere, rendendo questo comportamento una vera e propria ossessione. Ne scrivo per esorcizzare il timore di esserne ossessionata a mia volta.

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Atlante delle isole remote

Qui è dove esprimo la mia gratitudine a Chicca Gagliardo, che in un laboratorio di scrittura mi ha fatto scoprire l’Atlante delle isole remote di Judith Schalansky

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Hai detto biscotti? Non ancora, mi servono maggiori info.

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