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le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

qui e ora | luglio 2018

care tappine e cari tappini,
giugno è stato il mese delle strade e delle piazze. Qui a Genova si sono già tenuti tre presidi in nome di #apriteiporti, ho potuto essere solo al primo ma mi tengo informata su ciò che accade e rimango in attesa dei prossimi passi. Il 16 giugno c’è stato il Gay Pride, che ormai qusi nessuno chiama più Gay Pride ma io sì e il perché lo spiega un tizio qui. Ieri c’è stata la manifestazione antifascista del 30 giugno, che ricorda quel giorno del 1960 in cui i fascisti li mandammo via a pedate [cronistoria qui]. Si è cantato Bella ciao, si è preso un caldo da scoppiare e ci si è sentite fiere di appartenere a questo mondo. (altro…)

qui e ora| giugno 2018

care tappine e cari tappini,
sentite questa.

Qualche anno fa, in una delle mie vite precedenti, incontravo spesso un ragazzo che lavorava come social media manager freelance [oggi ha aperto una sua società di marketing, il suo nome è di quelli che contano, diciamo così]. Una sera eravamo insieme a un aperitivo e si parlava di #cosedilavoro. Raccontò che quando si sentiva bloccato usciva a fare due passi, magari la spesa, e che le ispirazioni migliori gli venivano in coda alla cassa del supermercato. Ricordo che io, in qualche modo mi arrabattavo a fare il suo stesso mestiere, tra me e me pensai: “Ma ispirazioni di che?”. (altro…)

qui e ora | maggio 2018

Nota a chi legge: a questa pagina trovi il mio qui e ora più recente.

—1 maggio 2018—

care tappine e cari tappini,
dove eravamo rimasti?

il blog è stato in letargo per l’inverno, la settimana scorsa ha compiuto un anno e cambiato faccia, pur rimanendo fedele ai temi di Anders Noren. Questo è lo spazio in cui dovrei scrivere promesse di calendari editoriali eccetera, ma soprassiedo. Che tutte le volte che ho promesso, poi lo so com’è finita.

maggio è il mese del mio compleanno, che cade di lunedì, ergo lo passerò forse lavorando, ma siccome è un periodo in cui mi sto un po’ innamorando del mio lavoro, direi che può andare. ho scoperto grazie a Virginia un podcast che si chiamaThe human strikes back, lo cura Hotjar [una delle più interessanti piattaforme sull’analisi del comportamento online] e in sintesi ti spiega “come fare successo mettendo al centro le persone”. Se vuoi innamorartene come è capitato a me, ti suggerisco una sbirciata al post di Virginia che sa raccontarlo molto meglio di quanto potrei fare io.

sul fronte progetti di scrittura, insieme ai fidi Linea S stiamo lavorando a Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde. Inizio con: alzi la mano chi conosce la trama. Sì, la pozione, lo sdoppiamento, ma poi? Sai citarmi almeno un altro personaggio? Cosa succede, nella storia? Chi è la voce narrante? Da qualche mese ci stiamo rompendo la testa per eviscerare un romanzo molto più complesso di quanto sembri in apparenza [guarda qui, giusto per un assaggio di una delle molte possibili interpretazioni]. Ciascuno di noi ha scelto un personaggio che dovrà raccontare la propria versione dei fatti. Il mio è uno dei più marginali, menzionato giusto in un paio di righe, il medico che si prende cura della bambina calpestata da Hyde. Lavorare su un personaggio di cui si sa così poco è emozionante, perché tiene aperte tutte le porte possibili.

poi ho anche scritto un incipit. ma su questo vale il discorso delle promesse di cui sopra.

sto rimettendo a posto la libreria per la xxesima volta, complice l’inizio a breve di un restauro del mio studio [sì, voglio anche io una foto figa del mio desk da spammare su Pinterest!], e scopro di avere in casa libri di cui non sospettavo minimamente l’esistenza. spero sarà un’estate di letture, di quelle che lasciano il segno.

sto leggendo l’autobiografia di Liv Ullmann, io che di Bergman ho visto poco e nulla, e qui a far promesse non ci provo nemmeno.

dopo un anno e mezzo di fedeltà a Netflix, che prosegue integerrima, abbiamo ceduto alle lusinghe di Jeff Bezos con un abbonamento ad Amazon Prime. Tutto per ammirare Kathryn Hahn e I love Dick [di cui peraltro devo ancora leggere il libro]. Ah, se Kathryn Hahn non bastasse, l’autrice di I love Dick è nientemento che Jill Transparent Soloway.

Che dire, se ci rivedremo a giugno sarà un successo.

Cordialmente vostra
me

qui e ora | gennaio 2018

elenco delle sette meraviglie che porto con me dal 2017

uno. il tavolo nuovo del soggiorno: un pomeriggio di 362 giorni fa [giorno più, giorno meno] eravamo alla Maison du Monde di Genova, con le speranze ridotte a zero e la rassegnazione al pieghevole Ikea pur di non avere un monolite con superficie in vetro e gambette rotonde plissettate. poi lui, in un angolo. è stato amore a prima vista.

I’m dreaming in the white. #newtable #maisondumonde #table #onthetable #moodofmytable #storiesofmytable #relax #homesweethome

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due. lo yoga. ho fatto la prima pratica in Red Yoga Studio il 20 dicembre 2016. ricordo che sono uscita di lì con le lacrime agli occhi dalla gioia, per aver trovato il mio posto. da allora, una sera a settimana dedico un’ora e mezza a ricomporre i miei bandha e a sudare come un rinoceronte ubriaco. tre giorni fa mi sono slogata un dito cadendo dallo Shirshasana, e ho ripensato a quelle frasi che si sentono dire spesso, sul fatto che finché non ti fai male significa che non ci hai nemmeno provato. ecco, lo yoga mi sta insegnando a provare, provare sempre.

tre. questo blog. sta nascendo lentissimo, con la sindrome dell’impostore che mi perseguita pure in sogno, e l’idea che una come me abbia già visto passare il suo treno, che ormai le cose che avevo da dire ho perso l’occasione di dirle. non so se sia corretto definire questa una seconda occasione, perché è tutto nuovo, tutto diverso. il mezzo è lo stesso, i blog eccetera, ma io sono cambiata. tanto, tanto cambiata.

quattro. kafka. penso che il reading con i linea S del 23 settembre, in cui abbiamo rivisitato La metamorfosi, sia stato uno dei momenti più intensi di tutta la mia vita. abbiamo dedicato settimane, mesi a eviscerare il romanzo originale, a chiederci cosa kafka stesse dicendo a ciascuno di noi, a confessare sileziosamente quel momento in cui ci siamo sentiti come quell’insetto, rifiutati, messi alla porta, con una mela conficcata nel costato e una scopa a batterci sul didietro. non siamo più gli stessi, dopo kafka. sono curiosissima di scoprire cosa saremo, ora.

cinque. le foglie alla parete. le ho appese ieri, dopo che per mesi ho ammirato fotografie su pinterest e instagram di chi ha portato la natura nella propria casa. complice la caduta di un poster, l’ho fatto anch’io. la mattina del 30 sono andata a Villa Imperiale, probabilmente ero l’unica persona in tutto il parco senza cane al seguito, e ho cercato le foglie più adatte alla stanza. ho scoperto che esistono tanti tipi di foglie, che certe possono accartocciarsi dopo essere cadute, e altre no. ho scoperto che ci sono così tante cose che ancora non so, e una vita intera per scoprirle.

sei. la bellezza delle cose semplici. ho comprato per la prima volta un numero di Flow Magazine. ho cucinato dolci che non avevo mai provato, anziché la solita torta margherita vegana e il solito tiramisù allo yogurt. ho invitato persone a cena pensando a come rendere indimenticabile quel momento insieme. ho capito che non si chiamano pulizie, ma accudimento verso la propria casa. ho scoperto il piacere di camminare ascoltando un podcast. ho finalmente visto l’ottava stagione di Dottor House. non ho letto alcun romanzo oltre le mille pagine, ma ho letto più romanzi di quanti potessi sperare. ho visto Grace and Frankie e mi sono inchinata al divino talento di Lily Tomlin. ho cambiato tre quattro volte il mio metodo di bullet journal e forse questa volta ci siamo. ho compilato la mia prima wishlist e la mia prima moodboard. ho ascoltato il mio cuore e la mia pancia come mai prima d’ora.

sette. questa me la tengo per me. è personale, personalissima. riguarda l’impegno, il calore di una candela accesa, due mani che si stringono. è una promessa per il 2018, che un po’ mi fa paura e un po’ mi sembra una passeggiata. penso sia bello e giusto, che ognuno di noi abbia una meraviglia da tenere custodita dentro, anziché shakerata fuori, nell’etere dei social eccetera. questa settima è la mia.

qui e ora | dicembre 2017

Nota a chi legge: a questa pagina trovi il mio qui e ora più recente.

—4 dicembre 2017—

babba bia, da dove comincio? ah, sì.

questo posto
questo blog, così come lo vedi adesso – tema, colori, eccetera – è nato in due momenti distinti del mese appena trascorso.

da buona genovese, penso che dietro a ogni spesa ci debba essere una ragione. che ogni volta in cui metto mano al portafoglio, o alla postepay, dev’essere per ottenere qualcosa che vale ciò che pago. un anno fa, quando ho comprato il mio puntoit, non avevo un’idea chiara in testa. stavamo rinnovando il soggiorno di casa, avevo davanti a me altri undici mesi di rate della libreria a tutta parete (finite questo mese, yeeee!) e avevamo iniziato i tour dai mobilieri che hanno portato qui il tavolo dei miei sogni made in Maison du monde. Un puntoit ci cresceva proprio, eppure l’ho comprato. Ho preso l’hosting, scelto un tema gratuito, embeddato la gif di Geena Davis in home. Mi sembrava abbastanza, in quel momento. Ci sono voluti undici mesi, per arrivare a capire perché avevo speso quei soldi.

3 novembre 2017. un sabato mattina tra Recco e Camogli, a pensare e poi scrivere e poi ripensare. ho ripercorso la mia vita, le tappe degli ultimi anni, e cercato un filo conduttore nel mio vagare matto e disperatissimo tra mille idee e progetti appartentemente senza legami. ho fatto i conti con il mio averli abbandonati praticamente tutti, quei progetti, con la stessa fuga della vergogna di chi ti porti a casa al primo appuntamento e se ne va mentre stai ancora dormendo.

dopo pranzo, ho capito: sono le storie. ogni cosa che ho fatto, letto, scritto, pensato, aveva in qualche modo a che fare con le storie. storie che diventano racconti, romanzi, poesie, articoli di giornale, tweet, brochure aziendali, foto per instagram, eventi. non ho fatto altro che macinare storie, da quando sono al mondo, e nemmeno lo sapevo. ora lo so.

le storie sono ovunque.

Photo by Bench Accounting on Unsplash

19 novembre 2017. capita la tagline, era la volta delle immagini. ho impiegato una domenica mattina a cercare un tema che d’istinto mi facesse dire l’ho trovato. ho voluto dedicare poco tempo, a questo passaggio. del resto, come ho scritto anche in home, quando la dea distribuiva il gusto estetico io ero a fare un bisogno: non posso pretendere chissà quale immersione nel pantone. questo tema che vedi si chiama Hoffman, come Dustin Hoffman. tootsie. capitan uncino. mr focker. quel dustin hoffman.

basterebbe questo, a rendere novembre un mese degno di essere vissuto. invece sono solo all’inizio. manca infatti la parte più faticosa e divertente [sì, davvero le due cose insieme]. mi sono iscritta ai corsi di Guido, perché Enrica e Ivan sono indirettamente responsabili del mio essere arrivata fino a qui: ho guardato i loro video su Youtube, letto i loro blog e le newsletter fino alla nausea, e il minimo che posso fare è ripagarli per imparare da loro ancora, e ancora, e ancora.

Poi ho pubblicato il mio primo, vero post e ho deciso di concentrarmi su Instagram per andare a caccia di storie. Instagram è un mondo meraviglioso, che proprio per come è fatto ti impone di uscire sempre e comunque dalla tua bolla, e andare a fare un giro nelle bolle altrui. una metafora bellissima di come dovrebbe essere la nostra vita, ogni giorno. il fatto che siamo a dicembre aiuta, perché è il mese dei contest più sbrilluccicosi che ci siano: il #ptitzelda2017 di Zelda was a writer e le #gioiedinatale di Zuccaviolina. Pubblicare una foto ogni giorno, significa trovare ogni giorno – non importa quante ore passi in ufficio, non importa quanto sia stanca – qualcosa per cui sentirsi grati, qualcosa per cui amare disperatamente la vita.

Mi sembra ce ne sia abbastanza, per questa fine di 2017.

ci scriviamo l’anno prossimo. tu che stai facendo di bello?

Hai detto biscotti? Non ancora, mi servono maggiori info.

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