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le storie sono ovunque

È difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo (Lester Burnham)

qui e ora | dicembre 2018

Nota a chi legge: questo articolo fa parte della serie “qui e ora”: ogni primo del mese o giù di lì racconto che sto combinando, cosa mi passa per la testa, cosa sogno.

yoga meditation high lounge pose
Care tappine e cari tappini,
novembre è iniziato con il ponte lungo, cielo grigio e piovoso e freddissimo, ne ho approfittato per passare molto tempo in casa a rimettere insieme i pezzi, scrivere di quello che mi stava capitando, rifletterci su. Sono stati mesi difficili e di cambiamento, di quelli che se cambi come si deve non si torna più indietro.

Il 2 ho ascoltato l’episodio di On being con Mirabai Bush [lo trovi qui], la donna che ha portato la mindfulness dagli ashram dell’India alle grandi aziende della Silicon Valley, dimostrando che meditare altro non è che riportare l’attenzione al sé e al mondo esterno e al mondo interno, farlo di continuo e in ogni momento. Lei parla ad esempio di mindful emailing, di quando scriviamo le email di lavoro in fretta e senza rileggere e [spesso] con un tono fra il piccato e il supponente, senza metterci nei panni di chi quella email la riceverà.

Basterebbe poco: chiudere gli occhi, fare tre o cinque respiri profondi, mettersi nei panni di chi è dall’altra parte. Capirà tutto quello che ho scritto? C’è qualcosa che potrebbe fraintendere? Apprezzerà la mia email, così come l’ho pensata?

Sto realmente offrendo una soluzione a un suo problema?

Novembre, il mese in cui ho imparato che…

Ho seguito tre corsi, nell’ultimo mese, curiosamente simili. Uno per lavoro, dedicato alla comunicazione interpersonale e alla risoluzione dei conflitti. Due per me, il corso di scrittura autobiografica a mano di Francesca Sanzo e il corso di pensieri scritti di Simona Sciancalepore.

Ho imparato alcune cose importanti. Queste.

1. Ho imparato che è importante saper scegliere i propri guru. Scegliere chi seguire, insomma, e trovo molto bello che i social network abbiano mutuato questa parola. Seguiamo chi amiamo, chi ci è di ispirazione, chi vorremmo come amic@, qualcuno a cui vorremmo assomigliare. Seguiamo proprio quelle persone e non altre perché vediamo in loro qualcosa di noi, e quel qualcosa vorremmo studiarlo, sprofondarci denro, sudarci dentro.

Io mi sono data una regola molto genovese, nel pieno senso stereotipato del termine, per scegliere chi seguire e chi voglio come guru: sono disposta a pagare per quella persona? Pagherei pur di frequentare un suo corso, leggere un suo libro, ascoltare un suo podcast, guardare un suo video?

Tu per chi sei dispost@ a pagare, di tutte le persone che segui?

2. Ho imparato che tutto ruota intorno a un solo concetto: ogni essere vivente nasce ed esiste per essere felice. La felicità è la ragione per cui siamo al mondo, ogni nostra azione dovrebbe portarci a praticare la felicità. Tutto ciò che studiamo leggiamo guardiamo ascoltiamo sperimentiamo per la nostra crescita ruota intorno a questo unico, semplice concetto. Lo spiega Lama Michel Rinpoche nel suo primo video di introduzione alla filosofia buddista [lo trovi qui].

L’attenzione al qui e ora è essere felice del momento presente, proprio qui e proprio ora, così com’è. L’attenzione alle altre persone è essere felici della loro felicità, di quella che stanno provando qui e ora.

Credo sia la cosa in assoluto più difficile da imparare nella vita, quella che appena pensi di averla imparata va a farsi benedire e devi ricominciare da capo. Anche questo la rende una sfida meravigliosa.

Cosa ti rende felice, proprio qui e proprio ora?

3. Ho imparato che scrivere è un’azione che chiunque può e ha il diritto di fare.

Sono molte le gabbie che inibiscono la scrittura, io a rotazione mi sono autorinchiusa in tutte: non so cosa scrivere, ma a chi vuoi che importi, non sono interessante, a cosa serve se nessuno mi legge, a cosa serve se nessuno mi pubblica, non sono brava, non sono capace, non ho talento, Andrea sì che è bravo – mica come me, non ho costanza, ci sono troppe regole, intanto non funziona, sto perdendo tempo, lo faccio solo per rinfacciare a Paolo che valgo qualcosa anch’io, sono egoista – ma di brutto.

Queste gabbie esistono perché scriviamo con il baricentro spostato, troppo puntato sul fuori [chi mi dirà “brava!”, chi mi metterà un like, chi mi offrirà un contratto editoriale] e quasi per nulla sul dentro.

Francesca e Simona mi hanno insegnato che scrivere è anzitutto dare una forma compiuta alla propria persona: come incameriamo aria quando inspiriamo, incameriamo il mondo quando ci ispiriamo, ed entrambe – l’aria e il mondo – lavorano dentro al nostro corpo per tenerci in vita.

È qualcosa che si può comprendere solo se lo si esperisce, e so già che ora sono presa bene ma domani sarà più difficile, che dietro l’angolo si nasconde il mio umore cattivo che mi metterà in gabbia, e so che talvolta darò ascolto a quella vocina nella mia testa e mi farò male, ma spero anche di dare più spesso ascolto a quell’altra vocina, che come Francesca e Simona mi hanno insegnato mi dirà solo di scrivere, scrivere e scrivere finché non mi sento più la mano.

Quante parole hai scritto, oggi?

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